Questo video decostruisce un'idea diffusa: che la violenza sessuale sia perpetrata principalmente da persone sole, isolate o sessualmente frustrate. Basandosi su dati statistici e ricerche di scienze sociali, dimostra che questa rappresentazione non solo è falsa, ma anche pericolosa in termini di prevenzione.
La stragrande maggioranza delle violenze sessuali, commesse su bambini o adulti, è perpetrata da persone conosciute dalle vittime: familiari, coniugi, ex coniugi, partner, amici o persone comuni. La violenza sessuale coniugale è addirittura la forma più frequente di violenza sessuale tra gli adulti, indipendentemente dal genere o dall'orientamento sessuale. L'essere single, come stato civile, non è quindi un fattore di rischio predittivo per la commissione di un atto di violenza.
Alcune ricerche indicano la condizione di single come un fattore associato a relazioni deboli o all'isolamento emotivo di alcune persone, ma mai come una causa diretta. Al contrario, molti autori di violenza sessuale sono in coppia, socialmente integrati e percepiti come «normali». Lo stato civile non è la chiave per comprendere o anticipare la violenza; sono le dinamiche psicologiche, relazionali e sociali che devono essere analizzate.
Il video evidenzia il fatto che ridurre la violenza sessuale a una minoranza marginale o a profili caricaturali ne oscura la natura sistemica. Questa visione distoglie l'attenzione dai contesti reali in cui la violenza si verifica: le relazioni strette, la famiglia, la coppia, compresi gli adolescenti.
In conclusione, una prevenzione efficace non si basa sulla diffidenza verso gli estranei o sugli stereotipi, ma sull'educazione al rispetto, al consenso e ai limiti, fin dalla più tenera età. Sviluppando la capacità di ascolto, l'empatia e la capacità di identificare i comportamenti intrusivi, possiamo costruire relazioni più sane e ridurre la violenza sessuale a lungo termine.