Questo video esamina un'idea molto diffusa: che la violenza sessuale sia «naturale», biologica o istintiva, e quindi inevitabile. Utilizzando esempi tratti dal regno animale, spesso utilizzati per relativizzare o giustificare tali violenze, mostra come questo ragionamento sia scientificamente fragile e socialmente pericoloso.
Alcune specie animali mostrano effettivamente un comportamento sessuale estremamente violento, a volte collettivo, che assolve a funzioni sociali o di dominio all'interno del gruppo. Ma il fatto che tale comportamento esista in natura non lo legittima in alcun modo nell'uomo. Confondere ciò che esiste nel regno animale con ciò che è accettabile nella società umana significa negare la responsabilità morale, legale e sociale degli individui.
Il video ci ricorda che la sessualità umana non può essere pensata solo in termini di istinto. È regolata da norme, leggi, cultura ed etica, ed è proprio perché può essere violenta che deve essere regolamentata. Gli impulsi, le fantasie e i desideri non sono di per sé riprovevoli; è l'atto di agirli senza consenso che costituisce violenza.
Decostruendo l'uso abusivo della biologia e dell'etologia nelle giustificazioni, il video mostra che la violenza sessuale umana deve essere analizzata come un fenomeno umano, legato alle relazioni di potere, alla dominazione e ai contesti sociali, e non semplicemente come sfoghi «naturali».
Infine, pone l'accento su una delle leve più forti della prevenzione: lo sviluppo di competenze psicosociali fin dalla più tenera età. Imparare a riconoscere le emozioni, a gestire la frustrazione, a rispettare il consenso e a risolvere i conflitti senza violenza aiuta a costruire relazioni più paritarie e a ridurre il rischio di violenza sessuale nel lungo periodo. Il cuore del problema non è il sesso, ma il potere.